Elbano Benassi – La bettola del sindaco di Marcello D’Arco

Elbano Benassi – La bettola del sindaco di Marcello D’Arco

images“La proprietaria della vecchia bettola era Elena Salvi trasferitasi da via Carducci al Carburo a seguito dei bombardamenti. Lavoravo come minatore alla cava di Concia di Terra e nel 56 comprai la licenza per 35 mila lire con un pagamento agevolato, ricorrendo ad un prestito di famiglia. Dovevo pagare 2.550 lire per l’affitto a Giulio Donati, il proprietario del fondo, i primi 15 quintali di vino li comprai dal vecchio Palmi, a val Carene. Con quel vino eccellente, polpo lesso e trippa alla forchetta, cominciai la mia attività…”

Chi parla è Elbano Benassi. L’idea funziona subito, grazie anche alla sua popolarità di Sindaco, il primo Sindaco comunista del dopoguerra, dal 51 al 53.

Tempi duri, con lo stabilimento chiuso dal ’49 e più di 2000 disoccupati….Fame nera, insomma, e la balena catturata in Darsena nel Aprile del 1947 sfama tante famiglie. Carne di balena? Ce ne fosse, si diceva in quegli anni.

Andavamo dal Benassi, locale imbucato dietro il muraglione dell’Ilva, alla Casaccia, a far merenda con uova lesse, lupini, semi di zucca, fave bollite, pistacchi. Nella stanza si gioca a carte davanti al classico quartuccio di vino. La squadra del cuore, l’Audace, si è trasferita al Carburo e i tifosi hanno scoperto che lì a due passi è pronto l’aveggio fumante col polpo lesso.

Nel giro di poco l’osteria diventa un locale alla moda ed Elbano chef amato ed apprezzato da una vasta clientela. Diventa un’istituzione.

Anni 60…..racconta un giornalista: “Marina, la suocera, è andata a chiamarlo per salutare una signora che ha chiesto di lui. Elbano è sbucato dal cucinotto dove faceva un caldo terribile, baffi sporgenti, il cappello da cuoco schiacciato. E’ venuto al nostro tavolo ed ha fraternizzato subito. Una persona affabile, dalle maniere semplici. Diversamente anche il suo interessarsi ai nostri impegni politici. Una grande passionalità, generoso e insieme ingenuo, amava tutti i “contro” il sistema: Pietro Gori, Papa Giovanni insieme a Lenin e Stalin. Aveva un sentimento di rivolta contro il mondo ingiusto e di venerazione per coloro che, in situazioni diverse, avevano lottato per migliorare l’uomo. Ero appena arrivato sull’isola e mi avevano detto del ristorante del primo sindaco comunista a Portoferraio..”

Cuoco, inventore di piatti che hanno fatto epoca, padrone di casa arguto, animatore di serate memorabili. Quello che si dice un vero personaggio.

E’ quasi mezzanotte, si sta sparecchiando quando il locale è ormai vuoto entrano due coppie di fiorentini: “Signor Benassi ci scusi è forse troppo tardi?..” lui sospira e dice:”Mettetevi a sedè, vi dovete accontentà”. Nel cucinino ci sono rimaste quattro uova lesse, dieci acciughe e un pezzetto di salame piccante. Mette tutto nel frullatore ed ecco la pasta in tavola. “Complimenti signor Elbano, sono favolosi, come si chiamano?” E qui altro colpo di genio “Spaghetti alla Ho Chi Minh”.

Penne in barca, pasticcio di pesce, spaghetti totano e funghi, alla murena, alle acciughe, cavolo nero e acciughe, bordatino. Spaghetti alla sessuale. “Scusi Elbano cosa sono? Chiedono con malizia le signore (indigene o foreste, popolane o di alto bordo che siano) e lui, sghignazzando sotto i baffi, risponde:Una sorpresa, basta assaggiare”. Autodidatta, sapiente nel riscoprire la cucina popolare e mettere insieme tradizione e innovazione.

Pietanze povere ma nutrienti ed economiche, diceva agli inizi. Ora che il suo è un ristorante di grido c’è di tutto ed il pesce fresco, i crostacei, non mancano mai.

I primi clienti “di passo”, operai trasferiti a Portoferraio per costruire la piccola diga e l’approdo della Cementeria Esaom-Cesa; i rappresentanti di commercio, mangiano bene e con due soldi. “Cominciano le prime richieste di una spaghettata tra amici, poi stoccafissate, riunioni di famiglia e conviviali, ribotte e il successo della bettola del Sindaco – leggiamo nelle sue memorie – si espandeva a macchia d’olio”.

Raimond Dobhloff, architetto austriaco di sangue blu e figlio di un ex sindaco di Vienna ( la Dobhloffstrasse porta il suo nome) da quando è sbarcato all’Elba, nel 1966, lo trovi ogni sera a cena da Elbano. Professionista di talento, non è ricco e paga a forfait, mille lire a pasto.

Qui anche Domenico da Melfi è di casa. Geometra, impenitente giovanotto (nel senso di scapolo) paga a fine mese. “Mi piacevano le sue lasagne, i totani alla diavola, la sua cucina popolare e saporosa. Era sempre la stessa atmosfera, rivedo il personale, l’ambiente familiare, i quadri, le monete della piccola collezione sottovetro, gli abitudinari ed il primo menù disegnato dall’architetto Dobhloff. Discutevamo animatamente di politica, con vera passione, lui era comunista “italiano”, ma era soprattutto un amico”.

E’ questa la trattoria frequentata “dal fior fiore degli ospiti” che telefonano da Milano per prenotare un tavolo per il fine settimana. Ma il lunedì è sacro. Elbano si trova a Marciana nella “Dacia”, una casetta che ricorda la fiaba dei sette nani accanto ad un ruscello con a  fianco un fedele cane da caccia. “Due stanze modeste imbucate al termine di via del Carburo, località Casaccia. Insegna di cartone dipinta a mano, d’estate c’è posto anche fuori in uno spazio recintato dalle canne, a qualche metro dalla spartana toilette. All’interno due vani, un cucinotto, le medaglie di bronzo raccontate all’inizio, l’autoritratto del pitttore anarchico Vittorio del Bono con bandiera rossa e doppietta in spalla( oggi al Museo del Forte Inglese); il grande Renoir appeso nella stanzetta (si tratta di un Moulin de la Gallette, con cui un artigiano ha chiuso il conto da Elbano), la vetrinetta con il pesce di giornata, le foto delle navi Andrea Doria e Eritrea su cui Elbano ha fatto la guerra dal 42 al 36; la suocera Marina che ti fa il conto senza occhiali senza sbagliare di una lira, il suocero Pietro Bacci che mesce il vino al banco, la moglie Nada gentile e infaticabile su e giù tra i tavoli.

Ma il Benassi?

“Arriva, arriva” promette Nada all’avventore che ha voglia di mettersi a chiacchiera. Elbano sbuca ancora dal cucinino, dal forno, meglio dire, e quasi alla fine della serata, una serata lunga e faticosa, comincia lo spettacolo….

Il copione è composto di romanze, serenate, e filastrocche. La “Mosca e mora” oppure “Bella che voi dormite e io vi bacio”; il celeberrimo “Evviva il Davidde, chi l’ha scoperto”. Nello Francesetti, pittore intona “Ciuffetto”; al banjo Elbano; Osvaldo chitarra; Giulio batterista ( a suon di ditate sul povero vassoio) lo Scardigli, che interpreta da par suo “Tabarin” ed è un’ovazione da stadio.

Elbano è profeta in patria per un lungo arco di tempo. La bettola del sindaco è interclassista: operai, studenti, intellettuali, famiglie intere, poveri diavoli che si contentano di poco. E’ diventata la trattoria à la page. La frequentano (parole sue) anche “quelli che in casa hanno il maggiordomo”. Qui e non solo per gustare il cacciucco, sono entrati il sindacalista Giuseppe Di Vittorio e la moglie, politici come Terracini, Secchia, Signorile, Napolitano, Occhetto, Spinelli, Martelli, Pajetta, Lucchesi. Intellettuali, scrittori, giornalisti, attori come Dario Fo e Franca Rame (spaghetti aglio, olio e peperoncino), Milva, ammiragli, grandi firme del giornalismo invitate da Gaspare Barbiellini Amidei. Guru della moda, esponenti del mondo del cinema, della politica. Zangheri, Bodrato, Granelli e chissà quanti altri personaggi celebri o non identificati come tali. “Mi dispiace, dice quando ha dovuto chiudere i battenti, di non aver tenuto un libro con le firme”.

Rivedo il ristorante, le sue cose, il disegno che lo ritrae in veste napoleonica, spada sguainata, mentre una spingarda napoleonica spara polpi, dentici e murene, ricordo l’inizio della dedica: “Bazzico d’anno in anno Ser Benassi / della cucina elbana il Bonaparte / e se pel mondo tutt’intorno andassi / io sempre tornerei da questa parte..”

Nel novembre del 2000 il Comune di Portoferraio lo ha premiato come uno dei protagonisti di una vita ricca di impegni nel mondo del lavoro e del sociale, un esempio per i giovani. “L’onore mi commuove profondamente – ha commentato – ed auguro a tutti di lavorare con l’obiettivo della solidarietà e del progresso della nostra città. Invito i giovani a partecipare ad ogni iniziativa sociale, politica e religiosa, ad impegnarsi a portare avanti il dialogo ed il confronto, tanto necessari a risolvere i problemi. Così la nostra bella Elba, piena di colore e cultura, si potrà sviluppare nell’interesse di tutti”.

Da qualche anno Elbano ha lasciato i fornelli, ha un cruccio: “a Portoferraio non c’è più dove mangiarsi un uovo lesso, bere un bicchiere…uno spaghetto e…via!. Un ambiente popolare dove si faceva una partita a scopa e si passava un pomeriggio. Ci soffro, ed un pensierino a ricominciare l’ho fatto….”.